Questa è una grande finzione. E' identica a tutte le finzioni che ogni giorno ci vengono proposte, da chi ci vuole illudere, da chi ci offre un digestivo spettacolo televisivo, da chi ci vuole ingannare per convincerci a comprare, da chiunche ci voglia offrire qualcosa, fosse solo la sua amicizia disinteressata. Perchè la finzione, cioè la commedia, è ciò che l'uomo impara a rappresentare fin dai primi giorni della sua consapevolazza infantile. E anche la donna, ovviamente.
Chi scrive, non è cio che la sua fantasia inventa e poi descrive. Chi scrive, è una persona diversa dai personaggi che troverete accennati più sotto. Non commettete errori, ve ne prego, non confondete la finzione con la realtà. E se siete deboli di cuore, minorenni, puritani o innocenti, se non vi piacciono la passione e il piacere, il dolore, l'amore e il godimento, non pocedete oltre. Lo fareste solo a vostro rischio e pericolo. Ma se non vi piacciono quelle cose, che vivete a fare?
Se vi sentite forti, procedete pure, e cercate di notare la sottile ironia che variega il racconto. Ammesso che sia notabile.
Io, comunque, vi ho avvisati.
Quella convocazione da parte del loro capo non se l'erano aspettata.
Un incarico da Mistress, di solito, veniva annunciato con giorni di anticipo, e loro due avevano agio di prepararsi, di scegliere i costumi e gli accessori più giusti per lo show che venivano chiamate a rapresentare. Anche le mosse, e gli oggetti, e come usarli, erano importanti, perchè ogni azione doveva seguire la precedente in modo fluido, e preparare l'arrivo della prossima. Era un gioco di finzioni, uno spettacolo magnifico, quello che loro sapevano mettere in scena, da sole o insieme, una rappresentazione perfetta, irresistibile, un impareggiabile gioco di seduzione.
Questa volta, però, avrebbero verosimilmente dovuto improvvisare. Ma avevano già un piccolo repertorio cui attingere, e non si sentivano impreparate. Inoltre, e questo era il loro segreto, tutto ciò che le rendeva così desiderabili e ricercate, lo avevano appreso tra le braccia del loro amante, quando per ore giacevano insieme a parlare, ad ascoltare i suoi suggerimenti e i suoi dictat, a raccontargli sogni e idee, prima di tacere, e spendere il tempo che restava prima del sonno nei modi più piacevoli ed estenuanti che il desiderio e l'amore riuscivano a suggerire.
Erano farse, le loro missioni di Mistress. Costosissimi giochi erotici, o commedie, se si preferiva definirle così, dove tutto veniva rappresentato in favore dell'unico spettatore ammesso ad assistervi, che più tardi poteva essere chiamato a divenire attore egli stesso.
Era facile, per loro, rappresentare quelle farse. Gli bastava essere sè stesse, e attingere alla grande sicurezza che il loro amante e padrone era stato capace di trasmettergli. Perchè si, quelle due giovani donne erano le sue schiave, pronte a morire per lui, possibilmente in uno di quei meravigliosi modi che lui sapeva inventare per loro.
Mister Harimann, era il suo nome ufficiale. A lui si rivolgevano i pochi che conoscevano il numero del suo mobile, e che possedevano la ricchezza sufficiente a ingaggiare quelle due meraviglie per una serata - mai una notte intera - per godersi il piacere della loro performance e, forse, se le due Signore lo avessero desiderato, anche l'impareggiabile piacere di un orgasmo provocato da una di loro. O da tutte e due.
Solo una volta, erano impazzite a preparare una serata, quando Ardelia si era fatta dipingere da capo a piedi di un difficile colore argenteo, per impersonare degnamente il ruolo di robot erotico.Accidenti, solo per trovare un tattoista bravo con l'aerografo avevano fatto almeno cinquanta telefonale a tutti quelli che conoscevano. A suggerirne il nome, era stata Gunerilla, un' amica norvegese di Sandra, patita dei tatuaggi e tanto persa nella sua mania, che le era forse rimasto spazio libero per un solo altro tatuaggio, sotto lingua. Ma per quella volta, era riuscita a parlare e a farsi capire. Forse non aveva ancora deciso quale soggetto sciegliere, per l'ultimo tattoo, nel qual caso non sarebbe proprio riuscita a parlare per molti giorni. Ma comunque, capire Gunerilla, non era mai facile, con quel suo accento strano. Però, aveva spifferato un nome, e un indirizzo.
Chrustian era stato delizioso, così carino, così educato, quasi tenero. Insieme, avevano parlato a lungo di ciò che interessava ad Ardelia. Sandra si era un pò alterata quando era stato chiaro a tutte e due quello che lui aveva capito : pensava di dover tatuare Ardelia con la tintura d'argento, quella che si usa per i tubi da stufa. Ma quando finalmente aveva capito, lei sie era spogliata e l'artista aveva provato sulla sua pelle nuda infinite nouances di colore, finchè, con un grido comune di esultanza, avevano trovato il colore giusto. Si erano abbracciati strettamente, vinti dall'entusiasmo, ed era stato un bellissimo momento, la sigla di un atto creativo, seppur di limitata importanza, compiuto in collaborazione. Abbracciare Christian non l'aveva imbarazzata affatto, sebbene essere nuda e anche pitturara un pò dappertutto, a stretto contatto con un uomo diverso dal suo amante le procurasse seri problemi di repulsione. Ma abbracciare quell'artista era come abbracciare sua sorella - che non aveva mai avuto, del resto - perchè ognuno in città sapeva che il nome più adatto per lui sarebbe stato Christiana.
Due giorni dopo, era dovuta rimanere immobile davanti a lui, mentre per ore Christian passava e ripassava il suo aerografo su ogni millimetro della pelle di Ari. La sera prima, dopo aver dibattuto a fondo sull'argomento, aveva deciso con Sandra che un robot non può avere peli, da nessuna parte, e insieme a lei, scelto quale metodo usare, per rimuovere perfettamente quell'ingombro. La scelta era caduta su certe creme capaci di far cadere qualsiasi peluria in modo semplice e indolore. Indolore? Cavoli, quando qualche goccia era entrata in contatto con quei punti dove non doveva assolutamente andare, aveva urlato come una matta, e si era precipitata saltellando sotto la doccia, con Sandra che prima la guardava stupita, per poi scoppiare in una risata omerica.
Poco dopo, più calma, aveva espresso la sua meraviglia a Sandra, per il magico effetto prodotto da quella crema : tutta la peluria era sparita, proprio tutta, e la sua pelle in quel punto era liscia, liscissima, come quella di una bambina. Accidenti -aveva pensato- ci aveva messo tanti anni per diventare adulta, e adesso, guarda lì, di nuovo impubere. Ed era anche preoccupata, e visibilmente corrucciata, perchè non era affato sicura che dopo l'aggressione di quei micidiali prodotti chimici, qualcosa le sarebbe ancora ricresciuto, lì sopra.
Ma quella volta, dopo che Christian/a l'aveva tutta spruzzata di quel colore argenteo e scintillante, deposto in tanti strati così che non si vedessero più nemmeno i pori della pelle, quando si era guardata allo specchio aveva gioito, per il risultato. Sembrava proprio una robotta, ammesso che i robot avessero un sesso. Pareva proprio una di quelle robotte di Sorayama, le mancava solo il casco in testa con le fessure per gli occhi e le antennine. Che comunque avrebbe indossato solo all'ultimo momento.
Beh, l'uomo che le aveva ingaggiate per quella sera, aveva davvero creduto che lei fosse una donna meccanica che obbediva ai comandi di Mistress Sandra, da tanto che la sua mise era perfetta e i suoi movimenti anche. L'uomo si era ricreduto solo quando, verso la fine della serata, lei si era impietosita e gli aveva fatto sentire come era caldo il corpo di quel robot che per tutta la sera lui aveva occhieggiato di stralcio, rubando l'attenzione alla bellissima Sandra, che nella sua tenuta di cuoio color amaranto, coi guanti lunghissimi e gli stivali che quasi le sfioravano l'inguine, tutti rigorosamente in tinta, lo stava facendo impazzire solo con la sua semplice presenza lì, davanti a lui. Ma non sentiva di aver tradito il suo Signore, con ciò, perchè l'uomo, grato di quell'abbraccio, aveva provveduto a compiacersi da solo. E questo, aveva chiuso la serata. Ma quella volta del robot, era solo un bel ricordo, era il passato.
Adesso, dovevano prepararsi in tutta fretta, senza avere il tempo di farsi venire un'idea nè di inventare una situazione. Potevano solo ricorrere a triti stereotipi e scegliere quale banale mise fatta di stivaloni, body, guanti, collarino e maschera. Erano begli abiti, tutti rigorosamente di cuoio leggerissimo, indubbiamente seducenti e molto costosi, ma dopo averli indossati fino alla nausea, sembravano loro troppo facili, comuni, plateali. Non si rendevano conto dell'effetto che avrebbero fatto su un uomo, qualsiasi uomo, se gli si fossero presentate davanti bardate in quel modo, perchè il loro fine era la rappresentazione, e non la seduzione. Due depravate ingenue, le definiva l'unico uomo che contasse per loro.
Un'ora prima di salire sul furgone attrezzato che le avrebbe portate al luogo dell'incontro, già vestite con quelle mise che da qualche tempo trovavano difficile apprezzare, erano scese dalle loro stanze. Avessero almeno potuto indossare un bustino. Un bustino è molto meglio di un body, lascia superbamente scoperti gli attributi più belli di una donna, e fa letteralmente impazzire di desiderio un uomo. Ed è una grande gratificazione, per una donna, sentirsi ammirata e desiderata per qualcos'altro, oltre che per la sua intelligenza. Davvero lo è, anche nell'era dell' ipad. Comunque, un bustino, anzi due, se li erano portati dietro, nella sacca che sempre recavano con sè, quando andavano fuori alla sera per qualche incarico di Mistress.
All'ultimo istante, poco prima di montare su furgone, avevano saputo il nome del loro estimatore di quella sera. Si chiamava aLice.
La delusione si era affretatta a far apparire una smorfia indispettita sui loro bei volti, mentre si guardavano l'una con l'altra.
"E' una donna!" Aveva esclamato Ardelia.
"Si, lo è. Io non sono sicura di aver voglia di andare la. Non mi piace questa cosa." Aveva rincarato Sandra.
"Hai ragione, non piace neanche a me." E poi, dopo un momento di riflessione, aveva aggiunto dell'altro.
"Però ha detto anche che avremo una sorpresa. Forse dovremmo andarci lo stesso." Sandra l'aveva guardata dubbiosa, ma poi, data la sua buona indole, aveva ceduto.
"E va bene, andiamoci. però io non la tocco, quella."
"No stai tranquilla, nemmeno io ne ho voglia. Se vuole, possiamo sederci da qualche parte a parlare e a bere un caffè, ma niente di più."
"Ma Ari, noi siamo state ingaggiate per una sera da Mistress..."
"Ebbè? Non possono parlare, due Mistress? " Sandra la guardò per un attimo, poi un sorriso le sciolse il cipiglio.
"Certo che si, ma le loro parole costeranno ben care, questa sera." Disse, appena prima che il sorriso si trasformasse in un sogghigno divertito.
"E' vero, ma io non me la sento proprio di fare altro. O così, o niente." Rispose Ardelia. Poi, alzando lo sguardo verso il portone della villa, fece segno a Sandra di zittirsi.
"Non diciamogli nulla, sennò dovremo stare qua a discutere, ed è quasi l'ora. Vedrà da solo come andranno le cose." Montò sul furgone e sedette al posto di guida. Sandra si accomodò dietro, vicino a quell'uomo incredibile che era il loro deus ex machina, e dopo la breve carezza che lui le diede, si appoggià al suo corpo forte, mentre lui manipolava i comandi dei monitors, delle antenne e di quanti altri apparati ellettronici fossero installati su quel furgone.
Mai, le due ragazze, erano uscite alla sera per uno dei loro forse discutibili ma certamente assolvibili incarichi, senza recare su di sè almeno quattro o cinque microcamere. Una era sempre locata sulla borsa in cui riponevano gli oggetti necessari per le loro serate, per una visone panoramica dell'insieme, le altre dissimulate nel modo migliore sui loro capi di vestiario, un reggiseno, una mascherina, una fibbia elaborata. Qualche volta, se i vestiti facevano difetto, anche dentro là, in quel posto delle donne che non si può nominare, per decenza. Non erano semplici decorazioni, quelle videocamere miniaturizzate, ma gli occhi con cui il loro uomo seguiva le performances delle due attrici dai monitor del furgone. Non che fosse un guardone, non ne aveva certo bisogno., Quelle due erano tutte sue, proprio come lui era completamente loro, ma dal furgone lui controllava che nessun pericolo, nessun danno incombesse sulle persone che amava. Il furgone era pieno di oggetti tecnologici estremanente sofisticati, veniva parcheggiato molto vicino alle case degli ospiti, e faceva stare tutti tranquilli. Ma sempre, tutto andave bene. Sempre, eccetto una volta, quando un emiro aveva rapito Sandra. Quel bastardo voleva portarsela via, in Arabia. Non era stato facile riprendersela, aveva dovuto muovere tutte le sue conoscenze, anche quelle che non avrebbe voluto. Ma di questo si può parlare un'altra volta, se ne capiterà l'occasione e se a qualcuno ne verrà l'uzzo. Che sarebbe come dire la voglia.
Quella sera, quando Sandra e Ardelia, anzi, Mistress Sandra e Mistress Ardelia avevano suonato al cancello, questo si era aperto e loro avevano percorso il lungo viale che conduceva a una bellissima villa in stile impero circondata da un discreto parco, prima di arrivare all'ingresso della casa.
Aveva aperto un omone gigantesco. Certo, i proprietari di quella villa, si sentivano più sicuri con un cameriere di quella stazza nelle vicinanze. Era veramente impressionante. Sandra, la più alta, gli arrivava appena al mento, e Ardelia doveva accontentarsi di arrrivargli alla spalla. Non era brutto, benchè non lo si potesse certo chiamare bello, e conservava ancora, della sua primavera, la maggior parte dei capelli, ancora col suo colore. Ma presto, le avrebbe condotte dal suo padrone, e sarebbe sparito.
L'uomo le aveva accolte con la bocca spalancata e il più completo mutismo, perchè mentre mentre camminavano lungo il viale si erano tolte il leggero soprabito che le copriva per il breve tratto sulla strada cittadina, e gli si erano presentate già bell' e pronte, nel loro abito da scena. Non si sa come, l'uomo era riuscito a vincere il suo imbarazzo, o sorpresa, o stupore, o qualsiasi cosa fosse, a chiudere la bocca e guidarle lungo un corridoio fino a un bellissimo salotto, decorato con quadri così belli e rari che gridavano ricchezza già fin dalle cornici, con un tappeto per terra tanto soffice e spesso che quasi faticavano a stare dritte, con quei tacchi alti degli sivaloni che sprofondavano continuamente. Sandra si era sentita subito a suo agio, li dentro, come in un luogo familiare. Qui, infine, il gigante si era manifestato. Senza osar di guardale in viso nessuna delle due, aveva pronunciato poche parole.
"Sono io, aLice." Sandra aveva guardato in faccia Ardelia, poi Ardelia lei, e infine erano scoppiate a ridere. Lui sembrava essersi risentito, ma poi aveva riso con loro, quando gli avevano spiegato l'equivoco.
"Bene, adesso che tutto è chiaro, lascia che ci mettiamo in libertà." Aveva deto Ardelia. Perchè adesso avevano un valido soggetto, da cui farsi ammirare, e volevano liberarsi dei body di cuoio per sostituirli con i corsetti che avevano portato. Erano vagamente esibizioniste, ed essere ammirate senza vestiti addosso non dispiaceva nessuna delle due. Prima, però, vollero che il loro unico spettatore si spogliasse, nudo, completamente. Imbarazzato davanti a loro, ancora svestite di tutto punto, aveva ascoltato la sentenza.
"Sicome ti sei presentato come un'alice, ti trateremo da quel pesce che sei. Stenditi, quì sul tapeto." Dimenticava spesso le doppie, Sandra. Ma certo dipendeva dalla sua origine. L'uomo non aveva potuto fare altro che obbedire, a un ordine così intrigante. Poi Sandra aveva preso un paio di braccialetti dalla borsa e li aveva agganciati intorno ai polsi di quell'uomo dal nome di donna. C'era una griglia metallica fissata al muro, vicino al camino, e lì lei lo aveva legato, steso sul preziosissimo tappeto con le braccia sopra la testa, gli occhi sbarrati e fissi su di loro, un'espressione sbalordita sul viso. Ma le ragazze si erano visibilmente rilassate. Erano sempre più tranquille, quando potevano rendere inoffensivo uno spettatore. Gli spettacoli che loro rappressentavano erano piuttosto provocanti, e bisognava che fossero caute. Non volevano che qualche spettatore troppo focoso le violentasse, non erano lì per quello. Di quei tempi, una ragazza doveva sempre fare molta attenzione. Ma con l'alice stesa nella posizione che le competeva, eccetto per quella cosa che si vedeva molto bene troneggiare sul corpo nudo, si erano rilassate. Per pura simmetria, Ardelia aveva allacciato un altro paio di bei braccialetti d'acciaio anche intorno alle sue caviglie.
Davanti agli occhi della preda in adorazione, ogni ragazza si era liberata di quel fastidioso body che la fasciava come se fosse dipinto sulla pelle, e aveva indossato un più leggiadro e libero corsetto, che la fasciava ancora di più. Non avevano fatto nulla per trasformare la spogliazione in uno strip, ma lo avevano compiuto tutto con eleganza, e ora, inginocchiate ai lati del loro unico e importante spettatore, parlavano, per capire dai suoi discorsi che seguito dare alla serata. Era emerso un dettaglio, Sandra lo aveva colto.
"Ma camminarti addosso dove?" E Ardelia aveva incalzato.
"Coi piedi, sul corpo?" L'uomo pesce aveva solo annuito, ma il fremito che aveva attraversato la sua mascolinità le aveva rassicurate. Adesso si, sapevano cosa fare. Ardelia si alzò, e posò delicatamente un piedino sul torace dell'ingannatore.
"Così, dici?" Lui annuì.
"Si, però di più, vacci sopra con tutto il peso."
"Ma ti faccio male."
"No, scherzi? Macchè male. E cammina, tanto. Mi piace essere camminato sopra da una come te che mi cammina sopra." Poi, come ripensandoci, aggiunse : " No anzi, da due." Rassicurata, Sandra aveva raggiunto Arde, e insieme avevano passeggiato per un pò addosso al tipo sdraiato, che intanto non era più capace di togliere gli occhi dalle loro bellezze e se le divorava con lo sguardo.
"Fa male?" Aveva chiesto dopo un pò la ragazza, quando dalla gola dell'uomo era uscito un mugolio. Era evidente che le loro camminate piacevano molto a quell'uomo, almeno a giudicare da un certo gonfiore che si era intensificato enormemente da quando avevano iniziato il viaggio attraverso il corpo umano. Era ben costruito, quell'oggetto che si muoveva come per voler richiamare l'attenzione, e le ragazze lo ammiravano ogni volta che gli passavano vicino coi loro piedini morbidi.
"No, niente male. Mi immaginavo solo come fosse se camminaste coi tacchi." Si erano fermate a guardarsi. Quell'uomo era pazzo, completamente. Quello che chiedeva era folle .Ma del resto, uno che si fa chiamare aLice... Indossare di nuovo gli stivaloni, con tutta quella fatica che ci voleva, dopo che se li erano appena tolti. Perchè non lo aveva detto subito? Eppoi, magari i tacchi aguzzi potevano davvero fargli male. Anzi, si, questo era molto probabile.
"Ma ti faremmo male, coi tacchi." Aveva detto Ardelia
"Non preoccuparti, magari a me piace proprio quello." Così, si erano sedute su un divanetto, mentre l'alice uomo, con la sua eccitazione ben visibile da qualunque punto della stanza, le guardava con attenzione, senza perdersi nessuno degli eleganti ma faticosi gesti che le due facevano per reinfilarsi quei due terribili strumenti di tortura. La loro tortura. E tra poco anche la sua. Almeno, questo le consolava per la fatica. Insieme, ondeggiando un pò incerte su quel tappeto spessissimo, gli tornarono vicino, e lui quasi raggiunse la beatitudine.
Il suo sogno si era avverato : vedere quelle due nude, calzate di stivali e in piedi sopra di lui. Beh, indossavano anche guanti e bustino, che nella sua visione originale non c'erano, ma non stonavano affatto, al contrario. Dopotutto, i loro attributi più accitanti erano ben visibili, anzi, ancor più valorizzati da quegli accessori aggiuntivi. Si, decisamente, in un momento di maggior calma, avrebbe cambiato la sua visione originale per adattarla alla realtà, che era anche meglio del sogno. Adesso non ce la faceva proprio.
Quando il primo tacchetto gli penetrò nella pelle, seppe di aver davvero raggiunto il suo personale paradiso di piacere. Il suo corpo rispose con un nuovo, vigoroso impulso che non passò inosservato agli occhi di Sandra. Senza parlare, scese dal suo tappeto da preghiera di carne e prese qualcosa dalla sacca, mentre Ardelia continuava a deliziarlo coi suoi tormentosi ma eccitanti tacchi a spillo. Anzi, a spillone, perchè erano veramente altissimi, anche se non vertiginosi, perchè lei non soffriva assolutamente di vertigini e non capiva perchè tutti li chiamasero così. Sandra tornò dal loro complice, e gli si inginocchiò accanto. Con la cordicella che aveva recuperato, si accinse a legare il potente attributo virile di quell'uomo, che semprava proprio divertito, mentre Arde gli camminava ancora sopra coi suoi stivaloni dal tacco d'acciaio, così divertito che non cessava mai di guardarla fisso proprio in quel punto.
Il primo giro di corda intorno alla massa rigida andò bene, poi, quando si trattò di incrociare la stringa e scendere sotto, qualcosa non funzionò. Sandra faceva del suo meglio per legare il pacco, ma la corda continuava a sciogliersi. Guardò su, e Ardelia colse l'implicita richiesta di aiuto. Si chinò, poi si accucciò sopra la Lice, e non comprese perchè quel rimarchevole attributo virile avesse scelto proprio quel momento per prodursi in una poderosa contrazione. Prestò un dito guantato aiutò l'operazione, e insieme, finirono l'opera. Adesso il poderoso totem e la sua borsa di toro risaltavano ancor più, decorati con quella cordicella nera. Che era anche il simbolo del completo dominio su quell'uomo da parte di quelle due, non dimentichiamolo, erano pur sempre Mistress.
Dopo un altro bel pò di passeggiate addosso a quel gigante, che sembrava proprio molto contento, le due si fermarono. Era il momento giusto per passare a qualcos'altro. Colto un cenno di Sandra, Ardelia scese per andare verso la sacca. Ne ritornò con una piccola frusta dalle molte strisce, della forma di un cat o'nine, che porse a Sandra. Questa si accucciò sopra il loro uomo sgombro, coi piedi ai lati delle sue lunghe gambe, e Arde gli si mise sopra in piedi, con ciascuna gamba ai lati del suo corpo. Disteso com'era, le vedeva benissimo ambedue, e niente delle loro forme gli era celato. Il suo senso di benessere, se possibile aumentò. Sandra alzò la mano e l'abbassò di nuovo in fretta, e la frusta si abbattè sul testimone della virilità di aLice. Continuò per un poco, e Ardelia che la guardava accigliata, quasi le chiedeva di passare a lei la frusta. Sandra era così dolce che proprio non riusciva a metterci un pò di cattiveria, o almeno di decisione, quando faceva quelle cose. Sembrava che gli accarezzare la viritità imprigionata, invece di colpirla. Ma forse non sbagliava poi tanto, perchè infine, dopo ore di quello spettacolo nato male e proseguito peggio, ma enormemente apprezzzato dal loro coattore, finalmente l'uomo mackarel fu pronto per la sua esplosione. Che avvenne, o venne, o arrivò, o come accidenti si dice. Una gocciolina di quel dono cadde sul piede calzato di Sandra, che lo guardò per un momento con un sopracciglio alzato, poi, mentre Ardelia gli si inginocchiava accanto per liberargli i polsi, si alzò per andare vicino al divanetto e sfregò il piede contro la stoffa.
Stavano per infilarsi il soprabito, prima di raccogliere le loro cose e andarsene, quando la voce dell'uomo le fermo.
"No, vi prego, restate come siete." Si fermarono allarmate. L'uomo era slegato, adesso. Però si era rivestito, e inoltre, la sua beatitudine l'aveva già raggiunta, per cui continuarono con le loro operazioni senza curarsi di coprirsi. Se era un ulteriore piccolo show che voleva, non ci vedevano niente di male. Sulla spiaggia dove qualche volta andavano, erano ache più nude di adesso, e tutti potevano guardarle senza problemi, così come loro potevano guardare tutti, dato che era una spiaggia nudista. Cominciavano anche a pensare alle conseguenze di quella serata da Mistress.
Ogni volta che ne succedeva una, il loro Signore e Padrone le castigava orribilmente per quello che avevano fatto, anche se di fatto, non avevano mai fatto niente. Niente che potesse giustificare la sua gelosia, almeno. Ma lui le puniva lo stesso. A volte arrivava persino a legare i loro polsi alla testiera del letto, e poi passava la notte ad estenuarle in punizioni terribili, che le trovavano, al mattino, esauste e distrutte, doloranti dappertutto per il troppo piacere di quei castighi. Però, anche lui, non stava certo meglio di loro.
Ancora, la voce dell'uomo si levò, quando tutto fu pronto.
"Sedetevi un momento." Lo guardarono. Non era più il loro spettatore unico, ma una persona che, magari, aveva bisogno di parlare. Ancora svestite in quel modo sconvolgente, sedettero nel divanetto di fronte a lui, un pò tese.
"Non è mia questa casa, questa villa così bella." Lo guardarono, insospettite.
"Me l'ha prestata un amico." Annuirono, di nuovo rilassate.
"Si, lui lavora qui, e i suoi padroni sono andati via per un mese, per una circumnavigazione del globo, han detto. Chissà che roba è." Sogghignò. Beh, anche se la casa era di qualcun altro, almeno non c'era il pericolo che i padroni tornassero all'improvviso.
"Il mio amico ti aveva vista, Sandra." Disse l'uomo chiamato la Lice, mentre versava per tutti una dose di cognac.
"Il suo capo ti aveva ingaggiata per una serata, una volta che la moglie non c'era." Ecco perchè a Sandra quella casa era sembrata tanto familiare.
"Si, aveva colto pochi momenti del tuo show e ne era rimasto soggiogato." Sandra sorrise. Adesso ricordava quella sera, ed era stato proprio un grande show, uno vero, quella sera.
"Aveva trovato l'indirizzo internet del vostro sito, e me lo aveva mostrato. Lì, avevamo visto che non c'era solo Sandra, ma anche Ardelia." Alzò lo sguardo, dopo aver sorseggiato un goccio di liquore.
"Beh, non riuscivo più a levarmi dalla testa l'idea di voi due insieme, con me, proprio come è stato questa sera." Per loro non era stato così eccitante. Divertente forse, ma non molto di più. Eppure, adesso quell'uomo cominciava a piacergli come persona.
"Il mio amico ha deciso di desistere, per via del costo d'ingaggio. Ue' son palanche. Ma non io." Bevve un altro sorso.
"Sapete, io non sono ricco. Mi siete costate l'equivalente di uno stipendio, ma ne valeva la pena, e non rimpiango nemmeno un centesimo di quello che ho speso." Sorrise, e Ardelia si sentì stringere il cuore. Non potevano, proprio non potevano diventargli amiche, anche se lui era così simpatico. Si vide costretta a parlare, e sapeva di dire quello che anche Sandra pensava.
"Lice, noi non esistiamo realmente. Siamo solo immagini, performers che compiono delle azioni, e spariscono subito dopo. Non possiamo avere amici, proprio perchè non esistiamo. Abbiamo le nostre vite vere, e in quelle vite siamo diverse da come ci hai viste, di certo molto meno eccitanti. E abbiamo anche chi ci ama." Lo guardò con un velo di tristezza negli occhi. Sandra annuì, e prese a parlare.
"E' vero, non non esistiamo realmente, e adesso dobbiamo proprio andare. Ma tu mi piaci, sei l'unico tra i tanti che sarebbe potuto diventare nostro amico, se ci fossimo incontrati in un altro luoco." Diceva sempre luoco, lei, in luogo di luogo. "Ma non per fare i giochi di stasera. Solo per l'amicizia. Noi non siamo libere, per niente. Nessun'uomo, a parte il nostro uomo, ha mai potuto fare alcunchè, con noi. Perchè vedi, noi siamo fedeli, con la mente, e anche con il corpo." Posò il bicchiere, si alzò, per chinarsi e deporre un piccolo bacio sulla guancia di quell'omone, poi si infilò il soprabito. La Mistress era sparita.
Aridela si alzò a sua volta, e anche lei depose un bacio sulla guancia di quel gigante, e per farlo dovette alzarsi sulla punta dei piedi, perchè anche lui si era alzato.
"Spendili per la tua famiglia, quei soldi, la prossima volta. Forse tua moglie capirà come trattare un tunafish." Gli disse sorridendo, ma non di scherno.
Quando il soprabitò la coprì, aLice rimase da solo in presenza di due donne, non più mistress, solo donne, preoccupate di raggiungere il loro uomo, che le aspettava impaziente.
Sapevano la strada, e lasciarono il loro ex spettatore nel salottino.
Fuori, erano attese. Furono aiutate a montare, e nella loro mente già frullavano le immagini dei deliziosi castighi cui sarebbero state sottoposte. Sempre se il loro Signore, l'uomo che amavano con tutte sè stesse, non fosse troppo stanco per gli eccesi della sera prima. O forse no, perchè domani cominciava un nuovo corso della scuola per schiave, e loro due avrebbero dovuto aiutarlo a gestire quel difficile mandato.
lol arde, spettacolo!
RispondiEliminama... è scritta due volte :D
xD si carina xD ma non sono d'accordo con il messaggio finale xD
RispondiEliminaL'ho editata e messa a posto, Mj.
RispondiEliminaArde aveva qualche problema di copy/paste.
Ora è scritta una volta sola.
Appena ho tempo me la leggo :D
è forte! :D
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaE l'avevo detto che era lungo ... era doppio.
RispondiEliminalol a parte le scemate, molto carino Arde, mi ha strappato dei sorrisi e già tanto mi basterebbe ;)
p.s.:pure io son nabbo ho mandato due commenti quasi simili ...