venerdì 9 settembre 2011

Netiquette, ovvero "Come imparai a non preoccuparmi e ad amare la Company"

Ultimamente in Company abbiamo avuto alcuni episodi di incomprensione che si sono cristallizzati fino a diventare, come lo sporco, troppo incrostati da togliere.

Vorrei approfittare della dispotica autorità di cui per il momento godo su questo Blog di Company (con tutti i vantaggi che da essa conseguono, non ultimi l'aumento delle dimensioni del mio già non trascurabile ego e l'assenza di qualsiasi possibilità di replica) per fare una piccola analisi dei comportamenti che teniamo online e dei motivi che sono alla base delle reazioni successive.

Siccome un saggio di sociologia comportamentale è noioso da leggere, passerò velocemente in rassegna il tutto sotto forma di un semplice elenco di punti.

Brevissima (giuro!) digressione sulla teoria della Comunicazione:
La comunicazione è composta da mittente, mezzo, messaggio, significato e destinatario.

Le prime teorie di comunicazione rappresentavano in maniera lineare questo schema: il mittente crea il messaggio con un significato, il mezzo lo trasmette, il destinatario lo riceve.
Le più moderne teorie concordano sul fatto che non vi è nulla di lineare:
  • Il mittente ed il destinatario CONTRIBUISCONO in egual misura alla costruzione del significato: il mittente nella creazione, ed il destinatario nella decodifica (nell'interpretazione, se vogliamo). Qualsiasi mittente deve essere cosciente che la costruzione del messaggio è a suo carico, ma la costruzione del significato è un'opera congiunta nella quale c'è una collaborazione con il destinatario. L'effetto più importante di questo cambio di prospettiva è che il mittente è solo IN PARTE responsabile del "successo" della comunicazione
  • Il mezzo influisce grandemente sulla comunicazione: detta infatti le regole per la costruzione del messaggio da parte del mittente (il mittente non può usare alcuni strumenti nella costruzione del messaggi, se il mezzo non ne consente la trasmissione).
  • Il messaggio è composto da una molteplicità di livelli: la componente elementare (ad esempio, le parole), il tono, il registro, la scelta dei termini, più tutta una componente accessoria e non verbale che nondimeno è parte integrante del messaggio stesso. La mimica (facciale e del corpo), il contesto, etc...
  • Il destinatario è investito di un ruolo fondamentale, che è quello dell'interpretazione. Questo non è da confondere con una volontà diretta di incomprensione (si dà sempre per scontato che il destinatario sia neutro rspetto al messaggio ricevuto, e che quindi non stia attivamente cercando di "sabotare" la comunicazione): si tratta invece della capacità del destinatario di percepire il senso del messaggio e la volontà del mittente. Per questa fase importantissima di interpretazione, il destinatario ricorre all'analisi di tutti gli elementi che compongono il messaggio (li ho elencati prima).

La comunicazione, quindi, è un sistema così composto: il mittente crea nella propria mente una ASPETTATIVA del proprio destinatario (una sorta di destinatario-tipo), e confeziona un messaggio adeguato a quelle che lui considera siano le capacità interpretative di questo suo modello mentale del destinatario, tenendo in considerazione le caratteristice del mezzo attraverso cui il messaggio verrà veicolato. Il messaggio viene ricevuto dal destinatario, che applica la propria competenza comunicazionale per interpretarlo, inferendo quelle che possano essere state le intenzioni originali del mittente ed applicandole al messaggio per dotarlo di senso compiuto.

Come si può notare, quello che era un sistema lineare si è trasformato in un immondo casino dove è sempre in agguato la possibilità che l'intento originale e l'interpretazione finale siano distanti anni luce. La cosa più buffa? SENZA CHE SIA COLPA DI NESSUNO.

Detto questo, passiamo al problema contingente.

1- LA COMUNICAZIONE ONLINE E' MONCA
La rete manca di una grande parte degli strumenti comunicativi normalmente utilizzati dalle persone per comprendersi a vicenda. Non esiste mimica facciale, non esiste comunicazione non verbale, non esiste tono.
Gli unici due strumenti rimasti, oltre alle nude parole, sono il registro (la SCELTA delle parole) e gli emoticon, pallidi surrogeti della comunicazione non verbale, che è assai più complessa (ad esempio: qual è l'emoticon per chi arrossisce?).

2- SE GLI STRUMENTI SONO CARENTI, LA NOSTRA CAPACITA' DI COMUNICARE E' CARENTE
E' fondamentale tenere a mente che a causa della mancanza dei più importanti strumenti, la nostra capacità di comunicare e di comprendere la comunicazione altrui è grandemente diminuita nella propria efficacia.
E' quindi ESTREMAMENTE rischioso sulla rete dare per scontato che abbiamo capito quello che l'altro intende dire, che abbiamo capito con che tono lo voleva dire, e che abbiamo capito il subtext del "non detto".

3- SULLA RETE CI PREOCCUPIAMO POCO DI ESSERE COMPRESI E DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI
Nella vita di tutti i giorni, essere incompresi o passare per rudi / arroganti / maleducati porta con sè delle sanzioni sociali.
La Rete, invece, ci protegge. Il nostro comportamento online è, al contrario di quello sociale, quasi sempre privo di conseguenze gravi. Dato di fatto: se non ci sono gravi conseguenze, ci preoccupiamo meno se qualcuno non ci capisce, ci fraintende, non è d'accordo con noi, o pensa che siamo dei deficienti o degli stronzi. Non è che "non ce ne preoccupiamo"... ma ce ne preoccupiamo meno, "tanto non succede niente".

4- "IO SONO COSI' ANCHE NELLA VITA REALE" NON E' UNA SCUSA
Per due motivi: il primo, è che nel 99% dei casi non è vero. Il secondo, è che se anche fosse vero, nella vita di tutti i giorni la gente può empre decidere di sputarti in faccia o tirarti un cazzotto sul muso. Online no, quindi è doppiamente grave comportarsi senza empatia in un ambiente in cui non ci sono ripercussioni di sorta. Allo stesso modo, comportarsi con un po' di pazienza è doppiamente ammirevole.

5- ONLINE OGNUNO HA I PROPRI OBIETTIVI, E NON E' DETTO CHE SIANO I TUOI
La maggior parte del bagaglio di empatia che abbiamo nei confronti degli altri esseri umani viene dal fatto che, nonostante incompatibilità e differenze, noi uomini tendiamo a comprendere il nostro prossimo piuttosto bene. Ci basta una occhiata.
E' innegabile che quando guardiamo un altro essere umano e ne capiamo gli obiettivi, le aspettative, i desideri, riusciamo ad allinearci meglio con lui. Se siamo affini, ci aiuta a collaborare. Se siamo in contrasto, ci aiuta a esplorare le differenze senza offenderlo / annoiarlo / infastidirlo.
Online, siamo condannati ad una percezione limitatissima del prossimo, e questo ha come prima e più grave conseguenza la mancanza di indicazioni sulle sue aspettative. Come corollario, tendiamo a dare per scontato che "l'utente medio" sia uguale a noi.
Questo genera disastri. Nulla è più eterogeneo della popolazione di un mmorpg. Ci sono i giocatori incalliti ed i giocatori casuali, ci sono i pianificatori e quelli che "boh, oggi provo a fare questo", ci sono i vecchi, i giovani, gli alti, i bassi, quelli di destra e quelli di sinitra, quelli che giocano 1 ore e quelli che hanno solo "quella mezz'oretta li'", quelli per i quali il problema principale è avere la nuova nave e quelli che si rifugiano in un mmorpg perchè sono i loro cinque minuti di ora d'aria in una vita asfissiante.
Chiedere a un giocatore un favore "che richiede solo 15 minuti" può essere poco o moltissimo a seconda di chi è quel giocatore. Se quei 15 minuti sono i soli della sua settimana in cui può stare un po' tranquillo a cazzeggiare, gli state chiedendo molto.
Pretendere che un giocatore poco esperto faccia diecimila cosa in una volta può essere asfissiante, anche se per voi è uno scherzo e lo fate con una mano sola.
Salutare e non ottenere risposta può essere un sintomo di disattenzione tanto quanto di distacco... o magari chi sta giocando è solo andato a pisciare.
Sembrano esempi imbecilli, ma sono capitati mille volte nella nostra company e ognuno ha generato fastidi, incomprensioni e attriti più o meno superati.

6- ESSERE EDUCATI ONLINE ED ESSERE EDUCATI NELLA VITA REALE SONO DUE CONCETTI CHE NON HANNO NULLA IN COMUNE
O meglio: hanno in comune l'intento, ma ci vuole molto più tatto per essere educati online. E soprattutto, ci vuole più pazienza.
Perchè? Perchè online, ANCHE se sei educato, c'è sempre qualcuno pronto a giurare o spergiurare che non lo sei, semplicemente perchè non sei capace di farlo vedere. (si, questa cosa della collaborazione nella costruzione del significato tra mittente e destinatario è una rottura di palle, lo so).

7- E' IMPOSSIBILE ESSERE ESAUSTIVI IN CHAT
I mmorpg hanno le chat.
Sfido chiunque a essere esaustivo su qualsiasi argomento in una chat multifrequentata, scrivendo frasi a 100 caratteri alla volta.
Semplicemente, non si può.

8- SE NON SEI ESAUSTIVO, CERCHI DI ESSERE INCISIVO, MA ATTENZIONE...
Siccome non si può completare un ragionamento o presentare con linearità un pensiero, ma si vuole (dannato ego!) avere ragione, in chat si tende a essere incisivi. Brevi, sferzanti, pungenti. Il problema? Se sei breve, sferzante, pungente, sei uno stronzo.

Riassumendo:

Il mezzo nel quale ci incontriamo e comunichiamo tutti i giorni non favorisce la comunicazione, non aiuta l'empatia, non sottolinea le diversità, non consente un dibattito maturo.

Cosa ci unisce allora? Cosa ci spinge a frequentarci?

Credo solo la voglia di farci compagnia.

Facciamocela bastare.

1 commento:

  1. Bello, ma non c'ho capito un cazzo :D

    E cmq, la probabilità di tirare un 1 su un d6 dopo aver già tirato un 1 è sempre 1/6. :D

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